Women shoes passion

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Passione per le calzature = femmina, donna, bambina.
Ce l'abbiamo nel sangue noi donne.
Classica, sportiva, elegante, stravagante, glamour. Il genere non fa differenza, è ossessione prettamente femminile.
Un'attrazione smisurata che non da tregua, a cui difficilmente siamo capaci di sottrarci.
Non tentateci nemmeno amiche, è peggio di quando ti vuoi liberare di un palloso uomo che ti ronza addosso.
Che siamo o meno della fashion addicted avventate e ostinate, care ragazze, è così.
Un sodalizio che probabilmente è già scritto nel nostro dna ancora prima di essere concepite.
Perché non c'è donna che non sogni di possedere l'armadio inesauribile di Carrie in Sex and the city. Che la scopri a 5 o a 30 anni. E qui ripenso a quando da piccina ti divertivi ad indossare tutto ciò che aveva un tacco, che fosse anche di 5 numeri in più. Ma quel rialzo da terra era così magico e sognante.
E' un dettaglio di moda che ci fa perdere la testa senza rendercene conto, come quei colpi di fulmine nei migliori film d'amore degli anni '50.
Non c'è donna che si sottrae a questo piacere smisurato.
Perché è forse più terapeutico di quanto possiamo immaginare; ci risolleva l'umore e ci regala quella serenità svanita nella settimana lavorativa più pesante di sempre.
E qui parte la convinzione che ci meritiamo un regalo, per aver sopportato con tanta pazienza e determinazione quelle giornate così alteranti. E il primissimo pensiero che di solito noi donne concepiamo è "shopping vieni a me".
Anche se io sono assolutamente convinta che sia lui a volte a rapirci il desiderio.
Passi davanti anche per caso a quella vetrina sempre colorata e vivace, appena allestita con i nuovi arrivi di stagione e quasi manco a farlo apposta il manichino ti bisbiglia di darci solo un'occhiata repentina. E per dieci interminabili secondi rifletti. E' una riflessione macchinosa per le donne che lo sanno.
Però poi, ti ci ritrovi dentro. Rivolgi di nuovo lo sguardo allo stesso manichino ossuto e realizzi che la figura è plastica e finta, ma fino a pochi secondi prima sembrava così vera. Ma non ci badi più di tanto perché l'attenzione va direttamente là.
Osservi quelle Louboutin con aria di ammirazione e incanto, e la tua fronte inizia a sudare.
La commessa si avvicina e ti chiede se serve una mano. E tu rispondi con aria distratta e vaga che stai solamente contemplando quelle meraviglie. Garbatamente le sorridi sperando che si allontani. Ti convinci che puoi sottrarti al voler comperare il terzo paio del mese. Ma è una convinzione strana, che non ti convince quasi mai.
E' imprescindibile se lo pensi già quando sei davanti allo specchio con il resto delle clienti attorno che ti fissano voracemente, sperando che tu riponga proprio quel paio dov'era. E invece tieni la scatola ermeticamente sotto braccio e ti avvicini velocemente alla cassa, ovviamente gremita di donne volubili. Avresti ancora il tempo di un ultimo esame di coscienza, tanto per eliminare quel frammento di senso di colpa che magari c'è ancora.
Ma ormai sei già nella fase "pago con liquidi o carta di credito?". Lì sei fregata.
E provi piacere a farti fregare così.
E poi vabbeh, ci sono quei momenti catartici dove stai bene a piedi nudi o con un paio di ciabatte hawaiane.
A tracciare con le dita sulla sabbia cuori e nomi vaganti.
E così finisci per riporre l'ennesimo paio di scarpe nuove dentro a quella scarpiera vintage infinitamente incasinata, rifugio tabù per incontentabili sfizi.


     
 

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