venerdì 11 settembre 2015

La mia giornata in #expo

L’expo è per tutti.
Anzi, per tutti quelli che hanno un minimo di pazienza, perché serve pacatezza quando ci si avventura in manifestazioni di questo tipo. Quella imprescindibile e necessaria s’intende. C’è gente da ogni parte del mondo e le incessanti code dovete metterle in preventivo, sia che la visitiate nei giorni feriali che festivi. E un giorno ahimè non basta proprio per visitarlo completamente. Ma comunque una giornata intera ti permette a grandi linee di farti un’idea e di tornare arricchito di un’esperienza unica e irripetibile.







E lo dico soprattutto perché a mio parere questo evento universale merita davvero. Anche se da Vicenza a Milano la distanza non era notevole, ho avuto la piacevole sensazione di sentirmi migrante per un giorno.
Confini geografici varcati in poche ore, sapori e profumi provenienti dai più remoti angoli del mondo che si incontrano a distanza di pochi metri. Tanta similarità e altrettante analogie. Gentilezza, bonarietà e tanti sorrisi. Che non è cosa da poco.
La pecca spiacevole l’hanno provata i miei piedi che dopo ore e ore di cammino continuo (a parte i 10 minuti per un panino al volo) supplicavano pietà. E la mia sfortuna è che per il poco tempo a disposizione non sono riuscita ad avvicinarmi ai padiglioni più seguiti tipo il Brasile, la Cina, Emirati Arabi e Giappone.
Ma le file all’esterno erano chilometriche e non potevo rischiare di infilarmi in una calca simile.




I padiglioni si sono presentati nelle più svariate forme e strutture architettoniche futuristiche veramente imponenti con giochi di proiezioni, video 3d e luci di ogni tipo. Giochi di chiaro-scuro continuo, di specchi in movimento, di graziose ragazze vestite nei costumi tradizionali della loro terra e di presentazioni gastronomiche veramente incantevoli. Il viale principale che sembra non avere una fine variopinto di persone in continuo movimento. La statua in bronzo di Dalla nel bel mezzo del Decumano che attirava selfie a non finire. L’intreccio di culture diverse che si prendono per mano e raccontano la loro storia, le loro risorse, il loro territorio, le loro pietanze, la loro gente mirando ad un futuro e a un'innovazione equilibrata per riuscire a NUTRIRE IL PIANETA in maniera consapevole e giusta. 
E poi il simbolo dell’expo, l’albero della vita. Lui si che merita di essere citato, così maestoso e così elegante, accerchiato da persone festanti che si scattavano selfie di continuo e che lo osservavano con assoluta e fiera ammirazione. Purtroppo l’orario del treno per il ritorno non mi ha permesso di assistere allo spettacolo serale, ma so che merita.
Concludendo per non essere troppo barbosa, a me l’expo è piaciuto davvero, con tutti i pro e i contro e nonostante tutte le polemiche e i pregiudizi che in questi mesi uscivano gratuitamente da ogni angolo mediatico. Certo ci sono padiglioni più o meno interessanti, chi ha perfettamente centrato il tema e chi meno, ma il messaggio dell'expo è messo in luce.
Per giudicare ragazzi dovete scomodarvi dalla poltrona, sull’expo molti si sono espressi basandosi su ciò che sentivano e leggevano nei giornali senza nemmeno averci messo mezzo piede dentro. Che poi, a chi era convinto che il 1 Maggio l’expo non ce l’avrebbe fatta, vorrei ricordare (sempre se lo sapevate) che nel 1900 quando ci fu l’expo a Parigi non c'era nemmeno un padiglione completamente pronto e allestito. Milano, ce l’hai fatta anche stavolta.
Per me Italia, ne puoi essere orgogliosa.

 Francesca Maria
     

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